ICE Iniziativa europea per l’acqua pubblica


ICE = Iniziativa dei Cittadini Europei.

Acqua potabile e servizi igienico-sanitari: un diritto umano universale!  

L’acqua è un bene comune, non una merce!

L’ICE è un nuovo strumento di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali dell’Unione Europea attivo dal 1° Aprile 2012

Servono 1 milione di firme da almeno 7 paesi dell’UE per chiedere alla Commissione Europea di legiferare sull’argomento richiesto. Le firme si possono raccogliere su moduli cartacei o anche online.

L’ICE sull’acqua è stata promossa da EPSU (sindacati europei servizi pubblici), FP CGIL e Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Testo dell’ICE:

Esortiamo la Commissione europea a proporre una normativa che sancisca il diritto umano universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, come riconosciuto dalle Nazioni Unite, e promuova l’erogazione di servizi idrici e igienico-sanitari in quanto servizi pubblici fondamentali per tutti.

La legislazione dell’Unione europea deve imporre ai governi di garantire e fornire a tutti i cittadini sufficiente acqua potabile e servizi igienico-sanitari di base a prezzi accessibili.

Chiediamo che:

  1. le istituzioni dell’Unione europea e gli Stati membri siano tenuti ad assicurare a tutti i cittadini il diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari;
  2. l’approvvigionamento in acqua potabile e la gestione delle risorse idriche non siano soggetti alle “logiche del mercato unico” e che i servizi idrici siano esclusi da qualsiasi forma di liberalizzazione;
  3. l’UE intensifichi il proprio impegno per garantire un accesso universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

FIRMA E FAI FIRMARE SU:

www.acquapubblica.eu

oppure

www.right2water.eu/it

Per i compagni che vogliono diffondere l’iniziativa il link del

volantino in pdf

Acqua pubblica. Il 18 dicembre 2012 nuova udienza a Chiavari.


Dopo un anno e 5 mesi il referendum del 12-13 giugno 2011 continua ad essere umiliato con la scusa di presunte competenze  (Assemblea d’Ambito, Autorità per L’Energia Elettrica e Gas, Ministero …) che in realtà non hanno voce in capitolo. L’unico soggetto titolare è il popolo sovrano che ha già decretato illegale la renumerazione del capitale nella tariffa acqua.

Elisabetta, una cittadina qualunque è la prima ligure ad aver praticato l´autoriduzione della bolletta in rispetto del risultato dei referendum per l´acqua pubblica del 2011. Il 27 novembre ha  trascinato nell’aula del tribunale di Chiavari Idrotigullio, società del gruppo Iren, che gestisce il servizio idrico nel levante.

Al Giudice di Pace di Chiavari, Elisabetta, assistita dall’Avv. Rino Tortorelli del Comitato Acqua Pubblica di La Spezia, ha espresso le sue ragioni contro l´azienda che l´ha minacciata di tagliarle il servizio se non verserà gli 8 euro corrispondenti all’autoriduzione per la renumerazione del capitale invesito (secondo quesito del referendum Acqua Pubblica), abolita dal referendum e quindi indebita.

Il Comitato Acqua Pubblica era presente davanti alla sede del giudice di pace di Chiavari  in un presidio per ricordare a Elisabetta di non essere sola, ma di avere al suo fianco 27 milioni di cittadini.

Il ricorso sarà discusso ancora il 18 dicembre 2012 in una nuova udienza dopo che il giudice avrà studiato la documentazione presentata dalle parti.

Cadute da destra.


Mario Monti ha rassegnato le sue dimissioni nelle mani del presidente Napolitano, lo stesso che gli aveva conferito l’incarico il 16 novembre del 2011, dopo averlo nominato senatore a vita e aver accettato le dimissioni del precedente governo Berlusconi. Nel primo caso si era trattato di licenziare un governo impresentabile e sgradito all’Europa, non certo per il suo carattere inquietante o per le ambigue presenze (mafiose e fasciste) se non direttamente all’interno dell’esecutivo, perlomeno nei suoi dintorni; quanto piuttosto per la manifesta incapacità di portare a termine il massacro sociale richiesto dalla troika, dalle tecnocrazie padronali europee e naturalmente da Confindustria e Fiat. Adesso invece è probabile che Mario Monti abbia voluto approfittare di un incidente parlamentare per imporre l’approvazione della legge di stabilità temendo certo i mal di pancia di qualche parlamentare, ma anche consapevole di un’opposizione sociale in crescita.

Tuttavia la rappresentazione che i media televisivi ne stanno dando in queste ore è naturalmente quella più comoda: una congiura di palazzo o, nella versione più populista. una resa dei conti interna alla casta e lontana anni luce dalla realtà.

Sicuramente Berlusconi è stato efficacemente consigliato: stacca la spina a un governo impopolare a pochi mesi dalle elezioni, riaggrega la sua area politica e ne rallenta le spinte centrifughe, si rivolge al suo blocco sociale e può tentare di ricomporre l’alleanza con quel poco che resta della Lega Nord e provare ad arginare il calo del consenso elettorale.

Pierluigi Bersani e il centrosinistra dovrebbero essere allegri ma non troppo. La (ennesima) discesa in campo di Berlusconi può permettergli di agitare lo spauracchio e di riesumare l’anti-berlusconismo, ma dopo aver fatto parte, insieme a Berlusconi e soci, della maggioranza parlamentare più ampia e più screditata nella storia della repubblica, questo tipo di propaganda potrebbe anche risultare poco convincente: è troppo presto per dimenticare il massacro sociale realizzato dal governo più reazionario che si sia costituito in Italia dalla Liberazione ad oggi. Certamente il PD giocherà sull’irresponsabilità del PdL e, per contraddizione necessaria, sul proprio senso di responsabilità istituzionale (e naturalmente di ossequio servile ai mercati), come merce di scambio per cercare di nuovo l’alleanza con il cosiddetto terzo polo e con i moderati.

Il disagio sociale cresce, le lotte si allargano, pur continuando ad apparire a macchia di leopardo e a non riuscire a unificarsi. Naturalmente una sponda politica potrebbe favorire le dinamiche di organizzazione democratica e unitaria delle lotte. Certo non sarebbe una panacea, ma potrebbe aiutare non poco.

Al momento sembra interessante – ma da verificare – la possibilità di costruire una coalizione elettorale antiliberista, al cui interno possa crescere un’anima anticapitalista. Ma i tempi sono strettissimi, dato che si pensa di indire le elezioni politiche nel mese di febbraio. E non è affatto detto che siano sufficienti a costituire un’alleanza politica forte e adeguata ad affrontare una prova elettorale  con una soglia di sbarramento che starà presumibilmente tra il 4 e il 5 %.

Tuttavia un sondaggio diffuso dal Tg 3 delle 19 del 10 dicembre accredita questa coalizione (impropriamente definita “arancione”) al 3% dei consensi.

Considerando l’oscuramento mediatico, non sembra affatto poco. Al contrario è una percentuale che  potrebbe anche  crescere.

Genova, 10 dicembre 2012

Bruno Demartinis

Corteo No TAV-Terzo Valico da Ge. Bolzaneto a Ge. Certosa del 17 Novembre 2012


14 novembre 2012. Sciopero Europeo. Corteo degli studenti


 Genova: riuscitissimo sciopero europeo.

Il 14 di novembre, in occasione dello sciopero europeo contro le politiche di austerità, di distruzione dei beni comuni e dello stato sociale perseguite dall’Unione Europea, dalla troika e, in Italia, dal governo Monti – Napolitano, e indetto dalla Confederazione Europea dei Sindacati (CES) sia pur su una piattaforma molto moderata e del tutto inadeguata alla gravità dell’attacco, la città di Genova è stata attraversata da tre cortei.

Due di essi, organizzati dalla Cgil, sono rispettivamente partiti dal Ponente cittadino e da piazza Verdi per poi ricongiungersi in piazza De Ferrari.

Ben più partecipato il corteo che potete vedere in questo filmato. Organizzato dal movimento degli studenti, dai docenti autorganizzati e dalla Confederazione Cobas, si è concentrato un piazza Caricamento, ha lambito il concentramento della Cgil in piazza  De Ferrari e ha proseguito sino alla Fiera del Mare dove si stava svolgendo il Salone dello Studente: alla dimostrazione hanno partecipato circa 15.000 persone. Il ministro della Pubblica Istruzione Profumo, che sicuramente sarebbe stato meritatamente contestato, ha preferito mandare al Salone qualche suo scagnozzo strapagato, anziché presentarsi di persona. Quando questa notizia si è diffusa, studenti e lavoratrici e lavoratori dei Cobas della Sanità e dell’Università hanno bloccato per un’ora la soprelevata, ricongiungendosi al blocco degli scali navali effettuato dai portuali, mentre insegnanti autoconvocate e autoconvocati, Cobas della scuola e qualche studente universitario sono entrati in corteo al salone dell’orientamento, con bandiere, striscioni e cartelli e scandendo slogan a favore della scuola pubblica, in seguito a una trattativa con la Digos, che ha comunque escluso gli studenti medi.

Il video si conclude con un intervento prima che il corteo si divida, consensualmente, in questi due spezzoni.

Mentre le studentesse, gli studenti e i precari “comandati” alla kermesse della mercificazione dei saperi solidarizzavano con il corteo, unendosi spesso ai suoi slogan e dimostrando comunque la loro solidarietà, i funzionari e i burocrati della privatizzazione si mostravano palesemente imbarazzati

L’irrompere del corteo al salone dello studente ha avuto un sapore sessantottesco, che è però riuscito a farsi comprendere da questa nuova generazione ribelle, che ha cominciato a mandare dei segnali chiari: non sono più disposti a sacrificarsi agli interessi dei banchieri, della finanza e del capitale, reclamano il loro diritto al futuro: hanno cominciato a indignarsi.

Tantomeno studentesse e studenti, insegnanti e famiglie accettano di chinare la schiena di fronte a un sistema di gestione dell’istruzione che mira a distruggerla, a impoverirla e a espropriarla alla collettività.

Genova, novembre 2012.

Bruno Demartinis

27 ottobre – manifestazione “No Monti day” – il video dell’intervento di Franco Turigliatto sul palco di piazza San Giovanni


Sabato scorso 27 ottobre, a Roma, in piazza San Giovanni, a conclusione della manifestazione “No Monti day”, vi sono stati dal palco alcuni interventi.

Tra questi, quello del compagno Franco TURIGLIATTO, tra i portavoce di Sinistra Critica.

***********************************************************

● Per vedere gli altri interventi che si sono susseguiti sul palco a piazza San Giovanni, cliccare qui:

http://www.youtube.com/playlist?list=PLWorg7O6yeZoawjaVLk7QCt4sBaHIrBNz

Lunedì 22 ottobre, ore 17.30 – Circolo ricreativo CAP, via Albertazzi, 3 r. – Assemblea pubblica verso “No Monti day” – partecipa Giorgio Cremaschi


Lunedì 24 ottobre, alle ore 17.30, presso la Sala del Circolo ricreativo CAP, via Albertazzi, 3 r., è convocata una

ASSEMBLEA PUBBLICA

verso “No Monti day”

organizzata dal Comitato genovese No Debito e dal Comitato promotore della manifestazione nazionale “No Monti day” di sabato 27 ottobre a Roma

partecipa Giorgio CREMASCHI

per ragionare insieme sui contenuti che sono alla base della convocazione della manifestazione.

All’assemblea interverranno rappresentanti di realtà di movimento (Comitato genovese Acqua Bene Comune, Movimento No Terzo valico, ecc.), delegat* sindacali, rappresentanti dei soggetti promotori.

Sinistra Critica invita tutt* a partecipare.

Ecco la locandina che pubblicizza l’assemblea:

A latere dell’assemblea si raccoglieranno le firme per i due referendum sul lavoro, per il ripristino integrale dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e per cancellare la possibilità di accordi aziendali e territoriali che deroghino dai contratti nazionali di lavoro (articolo 8 della legge 138 bis / 2011).

Per partecipare alla manifestazione nazionale “No Monti day” di sabato 27 ottobre stiamo organizzando da Genova il viaggio in pullman, insieme agli Continua a leggere »

Mobilitazione e presidi antiespropri del Movimento No Terzo Valico in Val Polcevera e in Val Verde – intervista a Davide Ghiglione


Nei giorni scorsi il Movimento No Terzo Valico ha organizzato una vasta mobilitazione sul territorio, in Val Polcevera e in Val Verde, con numerosi presidi antiespropri che avevano l’obiettivo di non permettere ai tecnici del Co.Civ. di avvicinarsi ai terreni e alle case che vorrebbero espropriare per aprire i cantieri del Terzo Valico.

Presidi si sono realizzati a Trasta (30 e 31 luglio), a Pontedecimo (2 e 8 agosto), a Fegino (6 e 7 agosto), a Ceranesi (7 agosto), a Isoverde (8 e 9 agosto), a Campomorone (10 agosto).

In occasione di uno di questi presidi, quello di martedì 7 agosto a Fegino, in via Inferiore Rocca dei Corvi, abbiamo realizzato un video con un’intervista a Davide Ghiglione, uno degli esponenti del Movimento No Terzo Valico Val Polcevera, che spiega le ragioni di questa lotta e dell’opposizione al Terzo Valico.

***********************************************************

● Il video che qui pubblichiamo si trova anche sul canale YouTube di Sinistra Critica – Genova, cliccando qui:

http://www.youtube.com/watch?v=lFM7yVhIzv4&feature=plcp

● Per approfondimenti sul Movimento No Terzo Valico, documentazione e notizie, si possono visitare diversi siti che fanno riferimento al Movimento, ciccando qui:

http://notavgenova.altervista.org/

http://www.notavterzovalico.info/

http://www.noterzovalico.org/

● Per leggere l’articolo “No Tav. Il terzo fronte” di Mauro Ravarino, pubblicato su “il manifesto” del 7 agosto 2012, cliccare qui:

Comunicato di Sinistra Critica – Genova: No alla nuova privatizzazione di AMT. Costruiamo l’opposizione da sinistra alla Giunta Doria. (1° agosto 2012)


COMUNICATO

NO ALLA NUOVA PRIVATIZZAZIONE DI AMT.
COSTRUIAMO L’OPPOSIZIONE DA SINISTRA ALLA GIUNTA DORIA.

Il Consiglio comunale di Genova ha ieri approvato la Delibera di linee di indirizzo su AMT e il trasporto pubblico, proposta dal sindaco e dalla Giunta, con il voto favorevole della gran parte dei consiglieri della maggioranza di centrosinistra (PD, SEL, Lista Doria) e il sostegno dell’UDC.
Si tratta di un voto con cui si decide una nuova privatizzazione di AMT, incuranti della sciagurata esperienza già fatta in precedenza (2004 – 2005, giunta Pericu) con TRANSDEV e RATP, a cui il Comune dovrebbe restituire quasi 25 milioni di euro nel 2013.
Il tutto è condito da un piano industriale in cui si prevedono ulteriori tagli al servizio, aumenti di “produttività” (leggi prolungamento dei turni di guida), cassa integrazione, minaccia di disdettare gli accordi sindacali aziendali.

C’è da aggiungere che questa decisione avviene a pochi giorni di distanza dalla importante sentenza della Corte Costituzionale che ha annullato, perché contrarie al risultato referendario dello scorso anno e quindi alla volontà popolare, le leggi del governo Berlusconi e di quello attuale che obbligavano gli Enti locali alla vendita di parte consistente del pacchetto azionario delle aziende pubbliche.

Sinistra Critica sostiene la lotta e le iniziative dei lavoratori AMT e delle loro rappresentanze sindacali di contrasto alla privatizzazione e alla svendita del trasporto pubblico genovese. Continua a leggere »

Ristrutturare il Debito. Marco Bertorello e Danilo Corradi


La crisi anziché regredire avanza, non solo perché in Europa i debiti sovrani e lo stato delle banche rischiano di far implodere addirittura l’Unione, ma perché la debolezza del vecchio continente è prodotto e allo stesso tempo acceleratore degli affanni su scala globale. I paesi emergenti rallentano, in particolare Cina e India, e gli Stati Uniti dal biennio 2007-08 per la terza volta, dopo aver annusato la ripresa, ridimensionano nuovamente le aspettative senza riuscire a invertire il ciclo stabilmente. In Italia il dibattito nelle ultime settimane sembra ruotare attorno al senso della moneta unica, alle sue possibilità di sopravvivenza, alla richiesta ossessiva degli eurobond come unica soluzione alla crisi. In realtà gli eurobond e una politica monetaria espansiva potrebbero nel breve calmare la corsa degli spread, ma non metterebbero in discussione né l’austerity né le cause di fondo della crisi. Il pagamento del debito resta il principale ostacolo per delle scelte incentrate su criteri di giustizia e uguaglianza. Intendiamoci, l’Euro ha approfondito le asimmetrie e l’Unione Europea conduce politiche socialmente insopportabili, come il caso greco sta lì a dimostrare, ma l’urgenza su scala sovranazionale resta il debito. É da lì che si dipanano e si legittimano le politiche di rigore proposte dalla cosiddetta troika. Tali politiche, se da un lato non rappresentano uno sbocco efficace per la crisi, dall’altro hanno il compito di approfondire gli squilibri tra capitale e lavoro, aggravando ulteriormente le diseguaglianze di classe. Che esse non rappresentino una credibile soluzione sistemica risulta evidente dall’involuzione di paesi come il Portogallo e la Spagna, per non dire della Grecia. Per restare al caso italiano è sufficiente vedere come le pesanti manovre socio-economiche del governo Monti abbiano riportato il famigerato spread pressoché alle dimensioni dell’autunno scorso in una sorta di desolante giro dell’oca. D’altronde che il debito sia insostenibile sta diventando patrimonio diffuso non solo nel pensiero economico critico, ma persino in quello mainstream. Molti, ormai, propugnano una ristrutturazione del debito sovrano, da Roubini a Zingales. Quest’ultimo recentemente, sulle colonne del Sole 24 Ore, sottolineava come con una crescita pari allo zero e con gli attuali tassi di interesse per non fare ulteriormente esplodere il debito sarebbe necessario un avanzo primario pari al 4.8%, se poi intendessimo ridurlo tale percentuale dovrebbe essere ancora maggiore. Impossibile senza che questo provochi un avvitamento recessivo. In Grecia, dopo anni di tira e molla, si è deciso di concordare tra creditori e debitori di titoli pubblici una moratoria pari al 70% del valore nominale radicalizzando contemporaneamente austerità e privatizzazioni. La sensazione, fatta la tara a ideologia e propaganda, è che alcuni paesi siano già considerati insolventi. La questione non è più se si intende ristrutturare i debiti, ma come ristrutturarli. Il rischio invece è che a sinistra questo dibattito arrivi oltre il tempo utile. Ci sono vari modi di non rispettare le scadenze di pagamento dei titoli sovrani: schematicamente uno è quello incentrato nella maggiore tutela possibile del sistema finanziario e bancario, l’altro è quello che mette al centro la tutela delle classi subalterne e del piccolo risparmio. Entrambi non sono socialmente indolori, ma non può sfuggire che se il confronto è su questo piano bisogna attrezzarsi per comprendere la partita in corso. Partendo da una radiografia storica e attuale del debito, dall’identikit sociale di chi ne detiene la parte più consistente, da chi dovrebbe dunque pagare in misura maggiore una ristrutturazione, da come mettere sotto controllo pubblico il sistema bancario e finanziario.
Una Europa unita e la tenuta della moneta unica non sono astrattamente in alternativa alla ristrutturazione del debito coordinata a partire dai paesi periferici. La costruzione di un’altra Europa può dunque passare anche per una rottura con l’attuale Unione se questo divenisse necessario a una ristrutturazione intesa come primo passo per mettere al centro dell’Europa la società anziché il profitto.

Erzelli: l’arrosto, il fumo e i fantastilioni

Tag

, , ,


di Sergio Morra (*)

Come finisce la favola? “Il re è nudo!”

Poteva sembrare una bella favola quella che da circa sei anni ci hanno narrato un “governatore” della Liguria, due o tre sindaci di Genova, la Confindustria, le banche e la rispettabile stampa cittadina: una favola in cui industrie e università, con la santa benedizione del mondo politico ufficiale, vivono insieme felici e contente in un grande Polo Tecnologico capace di far decollare la città verso magnifiche sorti e progressive …

Le promesse iniziali prevedevano costi zero per l’università, grandi laboratori, spazi per nuove case dello studente, e naturalmente virtuose sinergie fra ricerca universitaria e aziende private. (Le sinergie coi privati sono sempre per definizione virtuose, chi può sognarsi di metterlo in dubbio?) Nientemeno che Renzo Piano avrebbe dovuto partecipare alla progettazione. Tutti ne avrebbero goduto dei grandi benefici (tranne forse la collina di Erzelli, a cui non è detto che faccia bene essere cementificata come tante altre colline genovesi, ma lasciamo stare questo dettaglio, semmai ne riparleremo la prossima volta che pioverà un po’ troppo). Questa però è solo una favola. Questo è solo il fumo.

E l’arrosto quale sarebbe? L’arrosto sarebbe una bella cementificazione degli Erzelli, con un contributo di 110 milioni di Stato e Regione a tutto vantaggio di GHT e Leonardo Technology, Carige e Intesa S.Paolo. Un altro bell’arrosto sono gli oltre 40 milioni dati dal governo alla Ericsson, di cui una quindicina regalati a fondo perduto, per trasferirsi a Erzelli: la Ericsson ringrazia, incassa e dopo un paio di mesi dimostra tutta la serietà del suo interesse per il Polo Tecnologico licenziando 94 lavoratori, tra cui una bella fetta del reparto Ricerca e Sviluppo… Infine anche l’acquisto degli edifici universitari di Albaro da parte di GHT a un prezzo pari a meno della metà del loro valore poteva essere un arrosto interessante. Ma per giustificare tutto questo giro di soldi, con contributi statali e regionali a fondo perduto, era necessario che tutti continuassero a emanare fumo, raccontando la favola bella del Polo Tecnologico che risolleva il ponente e la città …

Rispetto a questa favola (ma se vi pare poco serio chiamarla “favola” chiamiamola pure Accordo di Programma del 2007, che tanto è lo stesso) le carte in tavola sono parecchio cambiate. I costi previsti sono lievitati. Gli spazi sono diminuiti. I trasporti pubblici non sono garantiti. Le case dello studente sono proprio sparite dal progetto. Renzo Piano, non appena percepita la discrasia tra il fumo fiabesco e l’arrosto reale, giustamente si ritira sottraendo al progetto l’alone del suo carisma. La sinergia con le industrie consiste nel comportamento cialtronesco di Ericsson, che si prende i suoi milioni e poi fa marameo licenziando tutti, e in quello per lo meno un po’ più serio di Siemens, che rifiuta i milioni per non doversi impegnare a collaborare in futuro con l’università. Ma il Partito del Mattone ha bisogno che il progetto vada avanti. I costi sono lievitati? La sovvenzione di 110 milioni pubblici non basta più? Mancano ancora 42 milioni? Ma che ce li metta l’università, per la miseria! In cambio dell’onore di partecipare al favoloso progetto, vorrà pur contribuire con 42 milioni, no?

Il guaio però è che questi 42 milioni non li ha … L’università ci ha pure creduto alla favola del Polo Tecnologico, vorrebbe collaborare e ha cercato dappertutto i 42 milioni, anzi, continua ancora a cercarli. Ma nessuno glieli dà e quindi non ce li può mettere … La Confindustria, il Partito del Mattone e i loro giornalisti urlano sdegnati: la casta dei baroni universitari ferma il progresso, non vuole investire neppure 42 milioni per il bene della città … Certo non è facile dire di no ai poteri forti dell’edilizia, della finanza e della politica; i vertici dell’ateneo si scusano moltissimo e promettono di collaborare se qualcuno gli troverà i 42 milioni famosi… ma allo stato attuale i 42 milioni che GHT, Claudio Burlando e soci chiedono di investire non esistono proprio, sono come i fantastilioni di zio Paperone.

E se non vi sembra serio parlare di fantastilioni, di fumo e di favole citiamo allora le parole di una persona indubbiamente seria, l’ex Preside di Economia prof. P. Ferrando: “Con il passare del tempo, il trasferimento di Ingegneria agli Erzelli si è derubricato a mera operazione immobiliare … È mai possibile che nessuno si fosse accorto che il trasferimento di Ingegneria agli Erzelli mancava di sostenibilità finanziaria, che l’Università non avrebbe mai potuto accollarsi l’operazione? … L’Università certamente avrà in questa vicenda le sue colpe. Ma forse la colpa maggiore è stata … quella di assecondare acriticamente un’operazione che, dall’inizio, avrebbe dovuto esser impostata a un diverso livello di progettualità.” Chiaro, no? Se non lo fosse, traduciamo in italiano: Si poteva capire fin dall’inizio che la storia del Polo Tecnologico era un gran fumo e che l’arrosto era l’operazione immobiliare; l’errore dell’Università è stato dare credito a questa favola, con la conseguenza di sentirsi pure chiedere di pagarne il conto (con soldi che non ha).

I vari governi di centro-destra e di centro-ex-sinistra negli ultimi dieci anni non hanno fatto altro che tagliare i fondi all’università: diminuire il fondo di finanziamento ordinario, far slittare i fondi di ricerca, bloccare il turnover, porre sempre nuovi vincoli di spesa e regole talvolta assurde per la gestione dei pochi fondi disponibili. Se ne accorgono bene anche gli studenti, che ogni momento si vedono aumentare le tasse e ridurre le borse di studio. L’Università di Genova non ha più neppure i soldi per abbonarsi a database essenziali per la ricerca. E dovrebbe indebitarsi per 42 milioni per girarli alla speculazione edilizia?

Eppure Claudio Burlando spara col bazooka, minacciando l’ateneo di fargli causa per danni. Mah, è strano Burlando. Quand’era sindaco è stato qualche settimana in galera, nel 1993, per vicende legate al sottopassaggio di Caricamento. Fu poi assolto, ma con una linea di difesa che sosteneva: sì è vero, ho firmato io quelle carte, ma non ho capito che cosa firmavo, io firmo tutte le carte che mi passano e non mi preoccupo nemmeno di capirle… Dopo che si era dato da solo una simile patente di cretino, il suo partito invece di candidarlo a una pensione per infermità mentale lo candidò alla poltrona di “governatore” della regione. Strano davvero. Non c’è dubbio che Burlando sia un illustre esponente del PD e del PDM (Partito Del Mattone). Ma se firmasse una denuncia contro l’ateneo è molto probabile che qualcuno gli rammenti con quanta perspicacia in altri tempi firmò altre carte a favore del Partito del Mattone …

Il presidente ligure della Confindustria, Giovanni Calvini, è altrettanto minaccioso: le industrie potrebbero interrompere le “partnership” con l’Università di Genova e rivolgersi ad “altri atenei che condividano la visione e le esigenze di sviluppo delle imprese”. Papale papale. Il compito dell’università è farsi dettare la visione e le esigenze di sviluppo delle imprese, mettersi sull’attenti e obbedire, magari contribuendo pure con un bel pacchetto di milioni …

Sul fronte istituzionale, una replica abbastanza chiara è venuta dai direttori dei 4 Dipartimenti di scienze sociali: “Il compito esclusivo di un’Università è quello di utilizzare le risorse disponibili per offrire formazione e fare ricerca. Non è nei compiti di un’Università usare queste risorse a sostegno di progetti economici di qualsivoglia natura.”

Tutto bene allora? L’ateneo ha finalmente imparato la lezione e ha capito che non bisogna dare ascolto alle fiabe della Confindustria e del PDM e accodarsi ai privati interessi delle imprese private? Non credo. L’ideologia dell’adeguamento delle università pubbliche alle richieste dei potenziali finanziatori privati domina da più di vent’anni, dai tempi dei disegni di legge dell’allora ministro Ruberti a cui non oppose alcuna resistenza. Questa ideologia ha trovato la massima espressione negli ultimi anni nella legge Gelmini, contro la quale i ricercatori lottarono strenuamente ma con cui le “alte sfere” delle università, anche a Genova, furono in gran parte conniventi. Anche adesso, nonostante lo sdegno per la sfacciata richiesta di contribuire con 42 fantastilioni, l’atteggiamento prevalente nell’ateneo è di continuare a credere alla favola del Polo Tecnologico e augurarsi che qualcuno ci metta i fondi necessari. Difficile, molto difficile che l’accademia che conta impari la lezione e volti le spalle ai privati. Certo, il compito dell’università sarebbe offrire formazione e fare ricerca. Ma i soldi mancano, il coltello dalla parte del manico lo tengono i privati e un sistema politico a egemonia liberista, per cui è ben difficile che chi governa l’università si ricordi quali sono i suoi veri compiti (tranne quando gli puntano una pistola alla tempia chiedendogli un bottino di 42 milioni). Passata la minaccia, torneranno ad amoreggiare con la Confindustria.

Se c’è speranza di riportare l’università pubblica ai suoi veri compiti, questa può venire solo dal basso: dagli studenti, dal personale tecnico-amministrativo, dai ricercatori, dai precari. Le uniche voci di dissenso collettivo che, sia pure a ondate, negli ultimi vent’anni si siano levate contro l’egemonia del privato sull’università.

(*) del Coordinamento provinciale di Sinistra Critica – Genova

Il sindaco Marco Doria si appresta a privatizzare nuovamente l’AMT


di Bruno Demartinis (*)

Linee che spariscono, autobus che diradano le loro corse, attese misurabili in tempi biblici alle fermate: è questa la situazione che le lavoratrici e i lavoratori, e più in generale l’intera cittadinanza, percepiscono e vivono nella loro quotidianità. Non solo: il peggioramento del servizio si accompagna a un aumento delle tariffe, che non è giustificabile neppure sotto la dittatura dei cosiddetti mercati. Anche questo sta diventando consapevolezza diffusa.

Non è purtroppo altrettanto diffusa la consapevolezza che le lotte delle lavoratrici e dei lavoratori dell’AMT (Azienda Mobilità e Trasporti) hanno sempre come contenuto il miglioramento del servizio, che si coniuga anche alla difesa del posto di lavoro e del salario, dato che soltanto un personale efficiente e motivato può garantire un servizio di trasporto decente. Per questo obiettivo può anche valere la pena di affrontare qualche disagio.

Ovviamente questo non significa affatto che i sindacati maggioritari nel settore dei trasporti municipali presentino piattaforme adeguate, o linee di difesa ben organizzate. Tuttavia una maggiore solidarietà tra personale e utenza potrebbe anche riuscire a spezzare le eccessive prudenze delle burocrazie sindacali.

La passata gestione manageriale francese è stata molto al di sotto dell’eccellenza (e francamente anche della normalità, dato il deficit di bilancio che ha lasciato). Tuttavia il sindaco Doria apre a ulteriori privatizzazioni. Sa bene che i privati “non fanno beneficienza”, come ha dichiarato ieri sera davanti alle telecamere di Primocanale, ma tuttavia pensa alla privatizzazione del servizio pubblico dei trasporti e ha convocato a questo proposito un tavolo con le organizzazioni sindacali. Non sappiamo quindi se lo sciopero annunciato per il 4 di agosto ci sarà o meno. Continua a leggere »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.